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Analisi di uno psicodramma
Affinità e divergenze tra il caso dell'olimpico e casi precedenti

Scritto da Metropolis attonito (metropolis@femino.it) il 22/Mar/2004, ore: 22:51:38

Quello che è successo ieri sera allo stadio Olimpico di Roma, in occasione del derby di ritorno tra Roma e Lazio, non ricorda, come qualcuno ha impropriamente detto, i fatti dell'Heysel.

In quella sciagurata serata di 18 anni fa a Bruxelles i morti, purtroppo, ci furono per davvero e dato che non tutto lo stadio lo sapeva si preferì giocare una partita altrimenti insensata per reali opportunità di ordine pubblico.

La serata di ieri, invece, ha visto un svolgersi di fatti per certi aspetti del tutto opposto. Il morto (nelle voci della gente, prima un bambino poi un ragazzo) non c'era ma questa non notizia era nota a tutto lo stadio, essendo corsa velocissima negli spalti durante l'intervallo come malefica ola.

A fronte di questa non notizia, la decisione presa è stata quella sbagliata ovvero quella di non giocare.

Più che alla finale di coppa tra Juve e Liverpool, quanto successo ieri sera fa pensare a quegli 'scherzi' mediatici passati alla storia.

Il caso più noto è quello della "Guerra dei mondi", il programma radiofonico che Orson Welles trasse dal romanzo del quasi omonimo scrittore di fantascienza H.G.Wells.

La notizia di uno sbarco di marziani che nella migliore tradizione furono raccontati verdi e cattivi mise in subbuglio gli USA degli anni '30, scatenando scene di panico e dimostrando, si disse dopo, la forza dei moderni mezzi di informazione.
Per chi fosse interessato, se ne può ascoltare l'intera trasmissione originale in inglese qui.

Anche in Italia ci fu un caso analogo. La giovane e creativa televisione della fine degli anni '50 trasmise uno sceneggiato, 'Le notti di Medea' innestandovi la storia, realistica ma falsa, di un dramma familiare, di un rapimento del figlio della protagonista dello sceneggiato (Alida Valli) da parte dello scriteriato padre interpretato da Enrico Maria Salerno che seppe dargli una vena di credibile pazzia.

La gente ci credette e restò attaccata ai televisori (pochi) fino alla fine, tempestando i centralini della RAI per saperne di più e dichiarandosi pronta a dare una mano (anche dei pompieri, tra loro).

E allora ? Possiamo trarre qualche considerazione ?
La prima riguarda l'atteggiamento della gente. Certe reazioni, furono dette ingenue e proprie di una popolazione che aveva ancora poca familiarità con i mezzi di comunicazione di massa, nei quali però riponeva grande fiducia ("l'ha detto la televisione!").
Ieri, invece, si è assistito ad un episodio di segno opposto. Tutti i mezzi di informazione hanno velocissimamente chiarito che la notizia era falsa. Ma in questo mondo di videofonini, palmari e ogni altra sofisticheria informativa, nessuno vi ha creduto.

E si scivola lentamente all'altra considerazione, ahimé politica.
Totti, er pupone, e assieme a lui le tifoserie, gli altri calciatori e forse anche qualche dirigente, hanno preferito credere alle parole di tre scalcinati capi tifosi invece che quanto garantito dalle istituzioni (questore e prefetto in testa).

Uno dei giocatori della Roma ha detto "se quello che ci dicono non è vero, i tifosi poi ci ammazzano". Viene il sospetto che la credibilità delle istituzioni sia, a torto o a ragione, davvero al lumicino.

Non è il derby rimandato che ci deve preoccupare, deve preoccuparci il fatto di vivere in un paese in cui per cause che ognuno può scegliere (io un'idea ce l'ho) a fronte di quanto successo ieri, c'è chi adesso crede ancora che la notizia di ieri fosse vera e che sia stata artatamente occultata.

Ci si scannerà adesso a parlare della crisi del calcio che ha raggiunto il fondo fino al prossimo episodio che farà dire lo stesso, delle questioni sulla leggitimità di certe scelte specifiche, delle tifoserie che ricattano, etc. etc. etc..........

Il problema è altrove ed è ben più grave.

Alla prossima post.

Bye


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  • Analisi di un psicodramma scritto da Metropolis attonito il 22/Mar/2004, ore: 22:51:38

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